La Commissione europea ha pubblicato un atto di orientamento interpretativo nell’ambito della Direttiva sulle Acque (DQA), con l’obiettivo di garantire un’attuazione più semplice e armonizzata della legislazione esistente. Tale novità si inserisce nel quadro europeo di rafforzamento della resilienza interna, attraverso il mantenimento di standard elevati per le acque territoriali e la conseguente tutela della salute umana e dell’ambiente. Il framework legislativo così delineatosi risulta fondamentale anche per disciplinare l’accesso alle materie prime, essenziali per la transizione verso un’economia pulita.

“Le linee guida odierne sulla legislazione dell’UE in materia di acque rientrano nei nostri sforzi volti ad accelerare il rilascio delle autorizzazioni, semplificare e velocizzare le procedure, aumentare la competitività e raggiungere gli obiettivi strategici, mantenendo al contempo elevati standard ambientali e migliorando la resilienza idrica”, ha affermato in una nota la commissaria per l’Ambiente, la Resilienza idrica e un’Economica circolare competitiva Jessika Roswall.

Come riportato sul sito stesso della Commissione, fin dagli anni 2000 la DQA è stata la normativa principale in materia di protezione delle acque in Europa. I suoi articoli si applicano alle acque superficiali interne, di transizione e costiere, nonché alle acque sotterranee. Nel complesso, garantisce un approccio integrato alla gestione delle risorse idriche, nel rispetto dell’integrità degli ecosistemi territoriali, anche attraverso la regolamentazione dei singoli inquinanti e la definizione dei relativi standard normativi. Il quadro legislativo è inoltre supportato da altre due direttive derivate in materia di qualità e di quantità delle acque sotterranee e di quelle superficiali.

Tramite la recente Comunicazione sono stati forniti diversi chiarimenti interpretativi in merito alla DQA e alla valutazione dell’impatto ambientale dei nuovi progetti sulla qualità dell’acqua. L’enfasi è stata posta principalmente sui procedimenti di autorizzazione ambientale, con particolare attenzione al settore minerario. Una delle specifiche di maggior rilevanza è l’attuale applicabilità degli standard di qualità ai corpi idrici nel loro complesso, che, di fatto, garantisce un maggiore margine di autonomia ai singoli Stati Membri.

La Commissione ha inoltre chiarito le condizioni per l’identificazione degli inquinanti rilevanti, sulla base di elementi quali le quantità di rilascio e la valutazione del rischio concreto. Infine, sul piano procedurale, è stata ribadita la sufficienza di una valutazione preliminare di screening per la maggior parte dei progetti, nonché l’assenza di necessità di una nuova autorizzazione in caso di semplice rinnovo dei permessi per attività già esistenti.

Sebbene, di fatto, le linee guida odierne abbiano presentato un focus specifico sul settore minerario, le conclusioni possono essere applicate anche ad altri progetti o attività, compresi quelli relativi ai settori strategici promossi dalla Direttiva sulle Energie Rinnovabili III, dal Chips Act o dal Net Zero Industry Act.

[Emma Bellon]

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